Sono rimasto colpito dal marziale intervento dell’assessore Colombo nei confronti dell’indiano che dormiva su una panchina.
Dovrei dire colpito e indignato, perchè confesso che nutro per gli indiani una particolare simpatia. Sono stato almeno una trentina di volte in India per motivi di lavoro e raramente ho avuto partner più efficienti, onesti, disponibili. Ma non è di “questi” indiani che vorrei parlare, bensì degli altri, quelli che ho visto per le vie della vecchia Delhi, il campione più sconvolgente della indigenza umana.
Porto ancora dentro di me i visi, gli occhi delle bambine che mi chiedevano una rupia, delle vecchie che mi seguivano avvolte nei loro stracci, vedo ancora il sorriso
di una donna col bambino in braccio che ha rincorso me e mia moglie per ringraziarci di un cappello di paglia del valore di mezzo dollaro che mia moglie aveva abbandonato su una panchina perchè le dava fastidio.
Probabilmente è da questi luoghi che viene il nostro indiano, che aveva pure precedenti penali, certamente meno gravi di quelli di un buon numero di nostri parlamentari.
Ovviamente l’India in questo caso è solo un pretesto. Non sono mai stato in Africa, dove forse è anche peggio, ma in India quello che colpisce è la “concentrazione” della miseria.
Non mi nascondo certo che l’immigrazione clandestina è un problema per la nostra società, ma mi rendo anche conto che nessun Vallo di Adriano, nessuna Grande Muraglia è mai riuscita ad arginare una vera trasmigrazione di popoli, che è quello che sta succedendo oggi.
Non intendo dare facili ricette, che del resto non esistono, voglio solo dire che, pur tra immani difficoltà, non bisogna dimenticare che di uomini si tratta e che certi problemi locali possono essere trattati con maggiore umanità.
L’immagine di un assessore che, armato della spada fiammeggiante di un cherubino, si butta su un povero indiano addormentato, che perseguiterà, se necessario, con una interpellanza parlamentare, mi fa paura, mi da l’impressione di essere sull’orlo di un abisso.
Perfino la biologia evoluzionistica ha riconosciuto l’importanza fondamentale della “compassione” nell’ambito della specie, proprio per la sopravvivenza della specie stessa.
Io sono un vecchio laico incallito, ma ricordo sempre con ammirazione Giovanni XXIII che alla domanda “Quando era Delegato Apostolico in Turchia come ha fatto a stringere rapporti così cordiali con i turchi ?” rispose “Prima di tutto ci siamo amati”.
Amore è una parola grossa, poteva essere consona a questo personaggio, a noi basterebbe solo un po’ di umanità.
Vorrei vivere in un paese, chiedo scusa in una “città”, che si difende giustamente dal crimine, ma che non si trasforma in una cittadella blindata, come i vecchi borghi medievali, quando l’Europa contava in tutto 60 milioni di abitanti.
Italo Paini
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